20 dicembre 2017

«”Libro Rotto”. Intervista a Luca Buoncristiano» di Doriano Fasoli



Luca Buoncristiano è nato a Roma. Giornalista pubblicista, ha lavorato per RAI TV e Radio RAI e ha pubblicato per diverse testate nazionali. Dal 2002 al 2004 ha collaborato con la fondazione L’Immemoriale di Carmelo Bene, curando la catalogazione del lascito artistico di Bene. È coautore, con Alessandra Amitrano, in qualità di illustratore, del libro Mary e Joe (Fazi, 2007). Nel 2012 ha curato, per il quadrimestrale Panta, un’uscita monografica, edita da Bompiani, che raccoglie interviste a Bene. Libro Rotto, cui si incentra la presente conversazione, è il suo primo romanzo, pubblicato in questi giorni per i tipi El Doctor Sax: Beat & Books, con prefazione di Sandro Veronesi.

Doriano Fasoli: Buoncristiano, come è nata l'idea di questo romanzo? 

Luca Buoncristiano: Il libro nasce come evoluzione della mia creatura Joe Rotto, nata ormai 12 anni fa sul web e esistita fino ad oggi solo in forma di illustrazione aforistica o filosofica. Ho sempre considerato Joe Rotto al centro di un'azione nelle sue affermazioni. Ecco, il romanzo è tutto quello che manca al disegno.  Il romanzo è Joe Rotto in azione ed è la creazione di un mondo. Ho sempre comunque considerato le mie tavole come delle illustrazioni letterarie, la mia ambizione era quindi quella di arrivare qui, unendo testo e disegno. Dove il disegno non è illustrazione ma altro testo a sé. Sono due segni diversi. Ho realizzato un lavoro che è parola, visione e voce insieme.

Puoi dirci, come è costruito? 

Come una vertiginosa caduta verso un precipizio infinito.

Quali sono i tuoi riferimenti…

Charles Bukowski, Charles Addams, Charles Schulz e Charles Manson.

A quale tipo di pubblico hai pensato durante la stesura?

A me stesso. Non l'ho mai considerato il pubblico. Detesto l'idea di un pubblico, al contrario cerco le persone.  Pur essendo consapevole di aver realizzato un'opera pop, non ho mai perso di vista il mio piacere e il mio divertimento. Ho scritto il libro che avrei voluto leggere.

Quali sono le tue predilezioni letterarie?

Tante. Irriassumibili. Amo molto gli scrittori americani, per esempio Henry Miller, Hunter S. Thompson, Pynchon, Burroughs, Bret Easton Ellis e così via.

Ma sono circondato da molti fantasmi, credimi.

E quali quelle musicali…

Anche qui si può aprire un mondo. Ho 1200 vinili. Posso dire che per il libro ho saccheggiato Lou Reed che trovo superiore a Bob Dylan come autore di testi, amo Bowie alla follia e che il Soul degli anni ’60 mi mette in pace con il mondo.

Quanto tempo hai impiegato a scriverlo?

Quattro anni. Ma è di più che ci giro intorno. Però negli ultimi quattro anni mi ci sono messo dentro, con fatica e dolore, e l'ho tirato fuori.

Sei al passo con la letteratura odierna?

No. Zero direi.


(Dicembre 2017)