2 febbraio 2010

«'Poesie' di Dylan Thomas» di Nicola D'Ugo


Uno dei poeti mitici del Novecento, il più stimato in lingua inglese da Montale («ultimo bardo» lo definì Attilio Bertolucci), Dylan Thomas è stato recentemente riproposto, rigorosamente con testo a fronte, al lettore italiano dalla casa editrice Tea. Si tratta, salvo qualche aggiunta, delle traduzioni di Roberto Sanesi accresciute più volte da Guanda a partire dal 1954, l'anno dopo la morte del poeta, avvenuta accidentalmente per assunzione di alcool e farmaci, all'età di trentanove anni.

A soli vent'anni aveva pubblicato la sua prima raccolta di versi. A ventidue la seconda. Sue passioni principali erano la poesia e le donne, la conversazione e l'alcool, e l'accanita lettura di cronaca nera. Poco prima di morire aveva curato la raccolta fondamentale, e mai per intero tradotta, Collected Poems 1934-52.

Poeta dalla voce profonda e incantevole, ci ha lasciato una serie di registrazioni delle sue letture che restano ineguagliate. Ciò che colpisce della sua dizione è il tono apocalittico, la voce intagliata nella corteccia dell'esistenza, la celebrazione dell'uomo adulto che rampica verso i cieli, l'incontro dei due poli d'attrazione della letteratura inglese (sesso e morte), erotico nella testimoniale rievocazione dell'infanzia, bimbo e profeta nell'atto amoroso.

Dylan Thomas reinventa il suono della lirica inglese, sovverte l'immaginario corrente, fa giochi di parole che valgono tutta la candela. Il suo sondaggio della vicenda umana, che tanto affascina i giovani ribelli e sognatori che imitano la celebre foto in cui si accende la sigaretta, resta purtroppo inesplorato, e la traduzione, su cui più hanno puntato gli editori italiani, una strategia di volta in volta inadeguata.

Il merito di Sanesi è storico, ed è un merito di pronta importazione. Non ci restituisce né la sonorità né una traduzione fedele almeno sintatticamente all'originale, nonostante abbia lavorato di lima per decenni. Così

    In my craft or sullen art
    Exercised in the still night (p. 84)

diventa:

    Nel mio mestiere, ovvero arte scontrosa
    Che nella quiete della notte esercito

perdendo, nella traduzione, oltre al senso di oscurità di «sullen» («cupo», con valore sensoriale e morale), quell'«Exercised» («Esercitato») che, in quanto participio passato, rappresenta –contrariamente alla proposizione subordinata di Sanesi «Che nella quiete della notte esercito»– un tempo indefinito e volutamente connesso all'immagine, successiva, delle braccia degli amanti che circondano «i dolori delle età» («the griefs of the ages») e dei «morti torreggianti», con riferimento al castello di Laugharne. Eppure ogni traduzione, come per miracolo, risulta impressionante. Come lo sono quelle di Ariodante Marianni, pubblicate da Einaudi, e quelle rare di Montale, Bigongiari e Giuliani. Alcune liriche sono attualmente disponibili solo in questa vecchia traduzione di Sanesi, cui qui si aggiungono alcuni inediti. Un buon libro d'introduzione all'opera thomasiana, con una serie di imprecisioni per l'esegeta, a partire dall'indicazione del copyright.

[pubblicato in: Avvenimenti, n. IX/32, 28 agosto 1996, p. 72.]



Bibliografia: 
  • Berryman, John, «The Loud Hill of Wales», in Ransom, John Crowe (a cura di), The Kenyon Critics: Studies in Modern Literature from the Kenyon Review, The World Publishing Company, Cleveland, OH, 1951, pp. 255-258.
  • --, «Tra modernismo e postmodernismo. Riflessioni sulla lirica di Dylan Thomas», Praz!. Arte e letteratura I, n.1, giugno 1994, pp. 31-43.
  • Melchiori, Giorgio, «La poesia visionaria di Dylan Thomas», in Id., I funamboli. Il manierismo nella letteratura inglese da Joyce ai giovani arrabbiati, Einaudi, Torino 1974, pp. 271-302.
  • Montale, Eugenio, «Letture», in Id., Il secondo mestiere. Prose. Vol. 1, Mondadori, Milano 2006, pp. 1706-1707. 
  • Sanesi, Roberto, Dylan Thomas, Garzanti, Milano 1977.
  • Thomas, DylanPoesie, Tea, Milano 1996. A cura di Roberto Sanesi.
  • --, Ritratto del poeta attraverso le lettere, Einaudi, Torino 1970. A cura di Constantine FitzGibbon.
Su internet: