27 ottobre 2009

«'Poesie e racconti' di Dylan Thomas» di Nicola D'Ugo





 Poesie e racconti
 Dylan Thomas 
 Einaudi
 Torino 1996
 A cura di Ariodante Marianni
 EUR 36,15
 XLIV-844 pp.
 ISBN: 88-06-14257-5




Goffi, esilaranti, lamentosi, sensuali, ma specialmente traboccanti dalla pagina e come usciti dai quadri di Brueghel con quel senso critico della comunità locale, i personaggi dei racconti di Thomas si aggirano con le sembianze delle cose che circondano il protagonista delle vicende. Fa da sfondo il mondo cittadino e campagnolo del Galles, con le sue pecore, le sue volpi, le felci, i cappellini e la trementina, nell'abbraccio paonazzo di un'umanità corale che la penna di Thomas fissa fedelmente come nessun altro.

In questo la nota comune dei racconti con la poesia bardica, struggente e biblica (più profetica nel tono che non, come invece è stato detto, apocalittica) della prima parte del ricchissimo volume Poesie e racconti, che contiene, come evidenzia il curatore, «di gran lunga la più vasta raccolta di poesie thomasiane mai tradotta» in una lingua altra dall'originale inglese; ma, anche, l'amore che suscita il tributo dei gallesi di oggi per il loro poeta nazionale e –come amano dire– del mondo.

L'occhio caleidoscopico del bambino protagonista delle vicende ci rivela la follia delle scelte e dei comportamenti umani, si dimostra impietoso per difetto di quei filtri che la società, non la natura, detiene. Tacito, il bambino sa che in fondo, nel mondo degli adulti, egli non ha diritto di parola, che il pensiero esternato nella parola gli procurerà solo guai, che gli adulti vogliono determinare e decidere i suoi comportamenti.

Allora avviene una sorta di passamano. In un linguaggio sciolto come la pura e semplice libertà di pensare e di dire, l'adulto che scrive i racconti affranca la flebile voce del bambino dandogli un timbro e un "ritratto", un ritratto che chiama a raccolta i personaggi di una terra dipinti in un alone mitico che è già quasi mitologico.

Ma, a differenza delle poesie, nei racconti passa una comicità irrefrenabile, le più vivaci pagine su donne e ragazze sensuali e ancheggianti, il desiderio di toccarle e, talvolta, la rabbia incondizionata di essere giovani e aver voglia di rompere i limiti di un mondo costruito da un'altra generazione.

Più che di racconti o di fiabe, si potrebbe parlare di novelle, non intellettualisticamente fondate ma incantate e incantanti, deformate e deformanti, come sono incantevoli e deformabili le forme della vita reale. Di qui il valore antropologico e universale dell'opera thomasiana cui la presente edizione dà omaggio, poiché il nostro pensiero non è chiuso nei «cinque e campagnoli sensi» e nelle accettazioni delle convenzioni sociali, ma vive e si riscalda in atmosfere, luoghi e ricordi che si affrancano da ogni schematismo esteriore.

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[pubblicato in: Avvenimenti, n. IX/49, 25 dicembre 1996, p. 70.]



Bibliografia: 
  • Berryman, John, «The Loud Hill of Wales», in Ransom, John Crowe (a cura di), The Kenyon Critics: Studies in Modern Literature from the Kenyon Review, The World Publishing Company, Cleveland, OH, 1951, pp. 255-258.
  • D'Ugo, Nicola, «Man and Being in Dylan Thomas», Englishes, n. I/3, 1997.
  • --, «Tra modernismo e postmodernismo. Riflessioni sulla lirica di Dylan Thomas», Praz!. Arte e letteratura I, n.1, giugno 1994, pp. 31-43.
  • Melchiori, Giorgio, «La poesia visionaria di Dylan Thomas», in Id., I funamboli. Il manierismo nella letteratura inglese da Joyce ai giovani arrabbiati, Einaudi, Torino 1974, pp. 271-302.
  • Montale, Eugenio, «Letture», in Id., Il secondo mestiere. Prose. Vol. 1, Mondadori, Milano 2006, pp. 1706-1707. 
  • Sanesi, Roberto, Dylan Thomas, Garzanti, Milano 1977.
  • Thomas, DylanPoesie e racconti, Einaudi, Torino 1996. A cura di Ariodante Marianni.
  • --, Ritratto del poeta attraverso le lettere, Einaudi, Torino 1970. A cura di Constantine FitzGibbon.
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