19 maggio 2022

«Inconscio del pensiero, inconscio del linguaggio. Conversazione con Gabriele Pulli» di Doriano Fasoli



Gabriele Pulli insegna psicologia filosofica, psicologia generale e psicologia dell’arte e della letteratura all’Università di Salerno ed è autore di numerosi libri, tra i quali Freud e Severino (Moretti & Vitali, 2009)Severino e Matte Blanco (Moretti & Vitali, 2018; con la prefazione di Emanuele Severino) e L’inconscio e il tempo. Freud, Epicuro, Sartre, Leopardi (Liguori Editore, 2019; con la prefazione di Cesare Milanese). Da qualche giorno è uscito l’ultimo suo libro Inconscio del pensiero, inconscio del linguaggio, presso le edizioni Mimesis (pp. 147, euro 12). 

 

Doriano Fasoli: Le chiediamo innanzitutto quale sia il tema e quale la ragion d’essere di questo libro.

 

Gabriele Pulli: Il libro parte dalla distinzione fra un pensare relativamente originale, che pensa qualcosa di non ancora pensato, ma che sarebbe stato pensabile nelle forme del pensiero di cui già si disponeva, e un pensare assolutamente originale, che giunge a pensare qualcosa che sino ad allora sarebbe risultato impensabile; laddove pensare qualcosa che sino ad allora risultava impensabile significa acquisire qualcosa di quello che sino ad allora era stato l’inconscio del pensiero. Ora, l’àmbito di questo secondo genere del pensare, del pensiero che sposta in avanti i limiti del pensiero, rendendo pensabile ciò che prima risultava impensabile, è quello del pensiero filosofico, o almeno di un suo specifico modo di essere particolarmente ristretto ed elevato. Come si vede, in questa idea di filosofia, svolge un ruolo essenziale il concetto di inconscio. Si direbbe addirittura che un’opera filosofica sia tale un quanto faccia i conti con il concetto di inconscio; più precisamente: in quanto svelando qualcosa del modo di essere dell’inconscio sospinge più in avanti i limiti del pensiero. E dunque, rispondendo in sintesi alla sua domanda: il tema è soprattutto l’inconscio del pensiero, la sua ragion d’essere è spingere in avanti i limiti del pensiero, proporre qualcosa di non ancora pensato in quanto impensabile, cogliere qualcosa di non ancora colto dell’inconscio del pensiero.

 

Ma allora di cosa si tratta in particolare? 

 

Di qualcosa di compendiabile nella formula per la quale eternità e temporaneità si danno contemporaneamente e inscindibilmente e tale loro inscindibilità risulta al tempo stesso come un affermarsi con maggior forza dell’eternità. È una strana formula; d’altra parte se così non fosse, se non fosse strana, se non apparisse a prima vista assurda, non potrebbe corrispondere al tentativo di spingere in avanti i limiti del pensiero. Il libro racconta innanzitutto come si arrivi a tale formula e poi cosa possa significare, quale sia il suo senso, che appare poi corrispondere al senso del dolore del desiderio e infine, persino, come ciò che rende la vita vivibile. 


Perché allora inconscio del linguaggio oltreché inconscio del pensiero? Come s’inserisce insomma in questo discorso il tema del linguaggio?

 

Potrei rispondere semplicemente: perché il pensiero e il linguaggio sono intimamente connessi. All’inizio del libro però dico qualcosa che forse è un po’ più specifico, quando osservo che c’è qualcosa della vita che sfugge perché è impensabile e qualcosa che sfugge perché è indicibile. Il libro mira a carpire, a fermare in qualche modo, qualcosa di entrambi. E se la propensione a spingere in avanti i limiti del pensiero, dunque ad acquisire qualcosa dell’inconscio del pensiero, viene ascritta alla filosofia, la propensione a spingere in avanti i limiti del linguaggio, ad acquisire qualcosa dell’inconscio del linguaggio, viene ascritta alla poesia. 

 

Il libro ha un sottotitolo: A partire dall’opera di Emanuele Severino. Che rapporto c’è fra il suo lavoro e l’opera di Severino? 

 

L’opera di Severino svolge in questo percorso un ruolo essenziale. L’idea di filosofia di cui parlavo prima, quella per la quale un’opera filosofica nel senso più stretto è tale in quanto pensa qualcosa di sino ad allora impensabile, e lo fa portando alla luce qualcosa che prima di allora era l’inconscio del pensiero, è modellata sull’opera di Severino. Tale opera infatti pensa qualcosa che va oltre l’intera tradizione di pensiero che l’ha preceduta, accomunata nella definizione di nichilismo, e lo fa in quanto individua qualcosa di inconscio in tale tradizione, in quanto svela l’inconscio del nichilismo. Il punto essenziale di questo libro è mostrare come ci sia qualcosa di inconscio anche nell’opera di Severino, in uno dei suoi termini-chiave, e come svelandolo si possano spingere i limiti del pensiero ancora più avanti. Insomma: giungendo a pensare ciò che sino ad allora era stato impensabile, l’opera di Severino sposta in avanti quello che sino ad allora era stato il confine del pensiero, ma c’è qualcosa che diviene visibile da questo nuovo confine; dunque qualcosa che può diventare pensabile grazie a tale opera ma, al tempo stesso, solo spingendosi al di là di essa.

 

Doriano Fasoli

 

(Maggio 2022)

 

 


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