12 settembre 2009

«'Poesie scelte' di Seamus Heaney» di Nicola D'Ugo


Poesie scelte di Seamus Heaney non si propone, già programmaticamente, quale antologia dell'opera del poeta nordirlandese. Punta invece, e fa bene, alla diversità interpretativa dei quattro traduttori (Roberto Sanesi, Gilberto Sacerdoti, Nadia Fusini e Francesca Romana Paci), raccogliendo in altrettante sezioni il loro contributo, come se ognuno di essi avesse avuto fra le mani il proprio Heaney e, dalle singole raccolte originarie, avesse scelto di proporre ciò che gli pareva più rappresentativo, cercando di evitare i "doppioni". Così facendo, il volume è un omaggio a Heaney e ai suoi traduttori e perde un po' di quell'aspetto archeologico e annoso proprio dei ritardi d'importazione degli autori stranieri, e per lo più con grossolane incette che non si sa mai da dove prendano piede.

Va subito detto che il lavoro cui si sono trovati di fronte questi interpreti è stato assai arduo e i tempi ristretti: non ci viene presentato, infatti, né il capolavoro North (del 1975, di cui si può qui leggere l'omonimo componimento), né si è attesa l'uscita del recentissimo The Spirit Level (Faber & Faber, London-Boston 1996). L'editore Marcos y Marcos, con questa silloge, ha puntato sul sicuro, proponendo innanzitutto il Premio Nobel del 1995, con le ovvie implicazioni che un tale premio garantisce. Il rischio cui sono andati incontro i traduttori è stato scongiurato per tre quarti, con buoni esiti da parte di Fusini, che ha interpretato mirabilmente e con amore la difficilissima "Punishment" (Punizione).

La forza poetica di Heaney sta in un uso meticoloso dei suoni aspri in monosillaba e una ricercatezza lessicale altrettanto minuziosa, spazia dall'oggettistica contemporanea a quella vichinga e, al loro interno, tesse le ragne riesumate della metafora. Sa rendere erotico in modo quasi maniacale un frammento d'osso o una carcassa d'animale ucciso e proferisce un "quasi ti amo" al raccapricciante cadavere di un'adulta riesumata dopo secoli di immersione nelle torbiere; e adopera la stessa crudezza a descrivere i corpi dei parenti sfracellati dalle bombe dell'Ulster, trascinando in un rituale antico la cerimonia funebre e richiamando il lettore a un sublime senso di pietà postcristiana. Così, descrive il corpo di una donna come fosse fatto di pietre, ogni osso, ogni singola vertebra come fosse una pietra diversa, tanto che, in italiano, ciò che appare originariamente felice in inglese suona stonato e improponibile.

È un peccato che non figuri nella raccolta la poesia più significativa del suo procedimento di riesumazione dei miti germanici all'interno dell'odierna guerra nordirlandese, la straordinaria "Funeral Rites" (Riti funebri): esempio di come un poeta sappia rivolgersi al proprio tempo e non solo alla propria gente. Segno che ancora, in Italia, pubblicare poesia è un lusso da letterati, come se il resto della comunità e dell'umanità individuale potesse farne a meno, giacché, senza questo componimento, poco si capisce la spinta emotiva di "North" e "Punishment", pur presenti nella raccolta.

[pubblicato in: Avvenimenti, n. IX/48, 18 dicembre 1996, p. 72.]