9 settembre 2009

«'Foglie d'erba 1855' di Walt Whitman» di Nicola D'Ugo





 Foglie d'erba 1855
 Walt Whitman
 Marsilio
 Venezia 1996
 A cura di Mario Corona
 Testo originale a fronte
 EUR 20,66
 432 pp.
 ISBN 88-31-75895-0



Uomo ottocentesco, ma padre del modernismo del Novecento, autodidatta e fondatore della nuova poesia americana, amante dell'Opera italiana e fautore di un'arte al di sopra della tradizione, artista che fa della natura il suo punto di riferimento, dell'uomo comune il suo oggetto d'ammirazione e il suo interlocutore, delle movenze prosastiche del verso la sede della sensualità espressiva, del concetto il luogo generale a cui si riconduce la multiforme materia, Walt Whitman (1819-1892) si ritrova tutto in una sola opera Leaves of Grass (Foglie d'erba), incessantemente riveduta, fino all'edizione definitiva del 1891-92, che ne costituisce il documento testamentario. Questa, pubblicata ora da Marsilio, è invece la prima edizione del 1855, allora definita da Emerson «miracolo».

L'opera è di per sé magistrale, anticipata da una sorta di prefazione in prosa, che Whitman non volle più porre nell'edizione del 1891-92. La celebrazione dell'uomo e del poeta, il primato dell'uomo comune americano sul suo rappresentante politico, l'ottimismo riposto nelle possibilità individuali e collettive, il senso di fratellanza coi deboli, il dispregio delle ricchezze, l'ammonimento agli Stati affinché non tradiscano le aspettative della «nuova nazione» e «razza di razze», possono lasciare oggi stupiti rispetto a certi esiti delle vicende politiche americane, se è vero che a Foglie d'erba ci si riferisce come alla Bibbia Americana.

Dell'ambizione di Mario Corona di rendere «i diversi registri del discorso, dal sublime al didascalico al colloquiale», come si legge nella Nota del traduttore, resta solo l'intento. L'anafora, di fondamentale valore in uno scritto poetico, la si trascura («much», ripetuto nel verso 22, è reso indifferentemente con «tanti» e «un gran che»); l'elencazione dal ritmo serratissimo, con giustapposizione variata di bisillabi e monosillabi nettamente accentuati ad effetto –e di cui si trova un esito struggente nelle più accese pagine dei Cantos di Pound (seguirà poi una linea evolutiva che passerà da William Carlos Williams ad Allen Ginsberg)– si riduce a una semplice traduzione impoetica e quasi anestetizzata, come se la «carica erotica», di cui fa cenno Corona, risiedesse tutta nel significato lessicale.

Così, le parole astratte, chiarificatrici di molti passi del poema, vengono mortificate in elementi prosodici (suono e ritmo) che non danno esito a unità di appercezione estetica. Termini come «crotch», che indica sia la biforcazione dei rami che l'inforcatura del corpo umano, così carico di sensualità nel doppio riferimento al corpo umano e vegetale, diventa un «tronco biforcato», senza tener conto che nell'elencazione dello stesso verso si trova «loveroot», reso però con «radice d'amore».

Un'edizione con testo a fronte e apparato critico che non può che essere suggestiva a prescindere dall'esito poetico della traduzione, che non fosse stata così ambiziosa nell'intento avrebbe incontrato un maggior favore, giacché il libro rappresenta uno dei più importanti eventi editoriali degli ultimi anni.

[pubblicato in: Avvenimenti, n. X/15, 23 aprile 1997, p. 72.]