19 giugno 2015

«Simbolo e assenza. Conversazione con Gabriele Pulli» di Doriano Fasoli

Gabriele Pulli insegna Psicologia filosofica e Psicologia dell’arte e della letteratura presso i corsi di laurea in Filosofia dell’Università di Salerno. In precedenza ha insegnato nei licei e nelle accademie di belle arti. I suoi studi si articolano sull’approfondimento del rapporto della psiche con il tempo, attraversando temi come la caducità, il legame fra il pensiero e l’emozione, la logica e la ragion d’essere dell’inconscio, la negazione, il sogno, il desiderio. È autore di diversi libri e di numerosi saggi e articoli su riviste e volumi collettivi. Il suo libro Freud e Severino (Moretti & Vitali, Bergamo 2009) è stato inserito nella cinquina dei finalisti del Premio De Risio 2010, insieme ai saggi di alcuni dei più importanti autori italiani, per poi risultare vincitore del premio stesso. Fra i suoi libri più recenti: Sulla memoria (Franco Angeli, Milano 2010), Note sull’inconscio (Moretti & Vitali, Bergamo 2011), Sull’Edipo Re (Clinamen, Firenze 2012), Il desiderio possibile (Alpes, Roma 2013), Simbolo e assenza (Moretti & Vitali, Bergamo 2015).

Doriano Fasoli: Il suo ultimo libro Simbolo e assenza ha come sottotitolo Fra codice multiplo e bi-logica: fa dunque riferimento alla teoria del codice multiplo elaborata dalla psicoanalista newyorkese Wilma Bucci e alla teoria bi-logica elaborata dallo psicoanalista cileno Ignacio Matte Blanco. Perché tale accostamento?

Gabriele Pulli: Mi è sembrato che queste due teorie della mente siano complementari, dunque che abbiano ciascuna qualcosa da guadagnare dal confronto con l’altra. In particolare, mi è sembrato che Matte Blanco abbia posto esplicitamente un problema che il principale testo della Bucci, Psicoanalisi e scienza cognitiva, racchiude implicitamente.

Di quale problema si tratta?

Del problema della connessione fra due sfere psichiche fra loro disparate: fra inconscio e coscienza, oppure, nei termini della Bucci, fra la sfera psichica che dispone della funzione simbolica e quella che non ne dispone. Direi, più in generale, che si tratta del problema della connessione fra le sfere della continuità e della discontinuità. Dunque fra ciò che nella vita continua e ciò che finisce. Ma anche fra ciò che continua e ciò che inizia, e il nuovo che emerge. In ogni caso, la Bucci pone l’accento sulla necessità di tale connessione, intendendola come ciò che distingue la fisiologia dalla patologia psichica. Matte Blanco si spinge fino ad auspicare l’individuazione di una specifica logica con lo specifico compito di dare luogo a una tale connessione, quella che definisce «super-logica unitaria».

Nei suoi scritti è tornato più volte sul pensiero di Matte Blanco, come mai?

Innanzitutto perché c’è in esso qualcosa di irrinunciabile. L’idea di individuare la logica dell’inconscio mi sembra semplicemente, nell’ambito della ricerca psicoanalitica, l’idea più ambiziosa possibile. Mi riferisco all’ambizione culturale, alla passione per la ricerca, quella che si accompagna preferibilmente, come nel caso di Matte Blanco, a una grandissima umiltà. In secondo luogo, perché credo che Matte Blanco abbia definito molto esplicitamente la sua ricerca come incompiuta. Lo ha fatto in particolare quando, come ho detto prima, ha auspicato l’individuazione della super-logica unitaria. Ne ha auspicata l’individuazione, non l’ha individuata. Ha detto, infatti, di aver solo voluto porre un problema la cui possibile soluzione «dista dal presente alcuni o diversi anni di lavoro». Ecco: questo passo è un testamento spirituale. Va inteso così. E dunque, dal mio punto di vista, occuparsi del pensiero di Matte Blanco, subirne il fascino e riconoscerne la grandezza significa anche cercare di prospettare una soluzione di tale problema irrisolto. Avanzare quanto meno un’ipotesi di quella che potrebbe essere la super-logica unitaria, di quello che potrebbe essere il suo principio ispiratore. Ed è appunto una delle cose che ho cercato di fare in questo libro. Cerco di spiegarmi meglio. Per Matte Blanco la logica che ispira il pensiero cosciente coesiste con una diversa, opposta logica che dà luogo a un modo di essere che non può essere contenuto dalla coscienza, dunque che è inconscio. La prima logica consiste nel distinguere, nel discernere; la seconda, all’opposto, nel confondere. Insomma sono l’una l’opposto dell’altra, al punto da costituire un’antinomia. È appunto, in estrema sintesi, la teoria bi-logica. Ma Matte Blanco, nel passo che ho definito il suo testamento spirituale, ha ritenuto che tale teoria andasse completata, non limitandosi a individuare la contrapposizione fra le due logiche, ma identificando la radice comune di entrambe. Le due logiche coesistono in una stessa mente e ciò può avvenire solo in virtù di una radice comune. L’individuazione di tale radice comune, che è appunto l’individuazione della super-logica unitaria auspicata da Matte Blanco, dunque è necessaria non solo per il completamento della teoria bi-logica ma anche per la sua stessa validità.

Il libro sembra oscillare continuamente fra tematiche psicoanalitiche e tematiche filosofiche…

Affrontando temi psicoanalitici e psicologici in generale ci s’imbatte in temi filosofici, indipendentemente dalla propria volontà, inevitabilmente. Viceversa, la tensione a comprendere qualcosa di nuovo, qualcosa di ulteriore del modo di essere dell’inconscio è uno stimolo per il pensiero filosofico, anzi ha di per sé una valenza filosofica. Per quel che riguarda questo libro, esso incontra il tema filosofico del nulla in quanto avanza l’ipotesi che la proprietà più profonda dell’inconscio sia quella di trattare il nulla come nulla, senza incorrere nella contraddizione di attribuirgli, per il solo fatto di prenderlo in considerazione, il carattere di essere invece che di nulla. Ci sarebbero poi tre modi di trattare il nulla come nulla: uno corrispondente alla continuità; un altro corrispondente alla discontinuità; e un terzo modo corrispondente alla radice comune di continuità e discontinuità (dunque al principio ispiratore di quella super-logica di cui abbiamo parlato prima).

In che modo il libro tratta i temi del simbolo e dell’assenza?

Volevo dire innanzitutto che ciò che ho detto sin qui può risultare astratto, oltreché naturalmente non sufficiente chiaro, cosa di cui mi scuso, ma che avviene anche per la necessaria brevità delle mie risposte: dunque per l’impossibilità di argomentare le tesi sostenute. In ogni caso, si tratta invece di qualcosa di molto concreto, cioè del nostro modo di rapportarci a tutto ciò che è assente, e anche a tutto ciò che è presente, del vissuto di ciò che è assente e del vissuto di ciò che è presente. Basti ricordare che la funzione essenziale che la Bucci attribuisce al sistema simbolico è quella di permettere di comprendere che un determinato oggetto «continua ad esistere anche quando non lo si vede».

Doriano Fasoli

(Giugno 2015)