8 maggio 2012

«'Ulisse' di James Joyce ha novant’anni» di Nicola D'Ugo


Marilyn Monroe che simbolicamente
legge Ulisse di James Joyce, ritratta
da Eve Arnold a Long Island nel 1954.
Il 2 febbraio scorso non solo ricorreva la nascita di James Joyce, ma anche il novantennale dell'uscita di Ulisse, edito in inglese a Parigi poiché era censurato in America e non aveva speranza di esser pubblicato in altri paesi di lingua inglese. Joyce volle che Ulisse uscisse il giorno preciso del suo compleanno: né uno prima, né uno dopo. Ci teneva molto e lo pretese. Ma fu solo per via del suo quarantesimo compleanno? C'è da dubitarlo. Joyce amava le concomitanze polisemiche, le confluenze di significati, le coincidenze volute ma che sembrassero anche casuali. Ed era superstizioso.

La data di pubblicazione di Ulisse è una delle più memorabili della storia letteraria. Basta sapere il secolo in cui uscì; più il numero 2. Semplice: 2.2.22 (Il 2 febbraio del 1922). Il 2 coincide anche col fatto che Ulisse è il 2° romanzo di Joyce. Ed era anche la 2a volta che il romanzo veniva pubblicato (un’edizione precedente, a puntate su rivista, fu interrotta 2 anni prima dalla censura, o, per l’esattezza, 1 anno e 2 mesi prima). Il 2/2/22 è la 2a uscita del suo 2° romanzo che coincide col compimento dei primi 20 anni di Joyce nel 20° secolo e del suo 2° giro di boa dei 20 anni. Quante di queste ed altre coincidenze siano state volute, lo poteva sapere solo Joyce stesso, ma voleva che altri ci pensassero per conto proprio. Si divertiva così anche scrivendo le sue opere letterarie.

Fu un antidecostruzionista ante litteram, nel senso che era in lui già esteticamente maturo l’approccio della Destruktion heideggeriana quale messa in crisi del significato ordinario delle parole e degli abiti culturali ereditati, il che avrebbe dovuto mettere sull’avviso con ampio anticipo la prassi esegetica oggi così diffusa negli atenei di mezzo mondo: la ‘decostruzione’ e le sue derive, a cominciare da Jacques Derrida stesso, costituisce l’atteggiamento meno adatto per interpretare Ulisse e tentare di comprendere quali siano i decadimenti di significato delle concomitanze polisemiche, quali invece siano le sovrapposizioni di senso che riservano una certa consistenza sulla base di numerose ricorrenze e più specifiche perifrasi intertestuali, di là dalle pur molte segnalazioni che si ricavano dagli appunti di Joyce, dal suo epistolario e dalle testimonianze di chi ebbe modo di corrispondere con l’autore. Benché Ulisse costituisca un ottimo crash test delle metodologie critiche, esso è soprattutto un grande romanzo epocale ed epico, capace di far pensare, d’intenerire, far ridere e sognare.

Leggere un romanzo di quasi mille pagine come Ulisse fitto qual è di questo tipo di giochi allusivi, tra lo scanzonato, l'irriverente e il serio, dà una minima eppure già significativa idea della sua unicità e dell'impossibilità per il traduttore di rendere in altra lingua anche una piccola parte delle allusioni e coincidenze imbastite dall'autore, in quanto questi giochi allusivi son fatti quasi esclusivamente con le parole e i suoni delle parole (molto meno con le cifre), i quali da una lingua all'altra non si possono trasferire. Inoltre il traduttore, come qualsiasi interprete, può indovinare solo in piccolissima parte gli affastellati rimandi intertestuali ed extratestuali del romanzo joyciano.

Il fatto che in Italia sia stata in effetti censurata qualsiasi traduzione di Ulisse per oltre cinquant’anni (fino allo scorso anno), e resa disponibile una sola traduzione canonica per motivi meramente mercantili, ha costituito un grande danno per lo sviluppo letterario nel nostro paese. Anche questa censura di mercato, dopo le molte che l’autore ha subito in vita, ha fatto il suo tempo, ed ora Ulisse, dopo novant’anni dalla prima pubblicazione integrale, può finalmente ambire a nuova vita attraverso libere traduzioni, confrontabili l’una con l’altra e l’una all’altra debitrici di qualcosa. A gennaio è stata pubblicata da Newton Compton una nuova traduzione di Ulisse approntata da Enrico Terrinoni, alla quale ben presto se ne affiancheranno altre che permetteranno un maggiore apprezzamento di quest’opera soggetta per troppo tempo ad un regime di monopolio postumo, il quale tanto strideva col carattere e gli ideali di James Joyce.

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[pubblicato in: Notizie in… Controluce, n. XXI/4, aprile 2012, p. 22.]