21 novembre 2011

«Edoardo Nesi, vincitore del Premio Strega 2011» di Nicola D’Ugo


Edoardo Nesi,
Storia della mia gente,
Bompiani, Milano 2010.
168 pp. EUR 14.00
Lo scorso 7 luglio è stato assegnato ad Edoardo Nesi, per Storia della mia gente, il Premio Strega 2011. Nesi ha ottenuto un ampio consenso di voti (138), quasi raddoppiando quelli ricevuti dal secondo e terzo concorrente, Mariapia Veladiano con La vita accanto e Bruno Arpaia con Energia del vuoto, rispettivamente attestatisi a 74 e 73 voti. Hanno chiuso la cinquina dei finalisti Mario Desiati con Ternitti e Luciana Castellina con La scoperta del mondo, che hanno ottenuto rispettivamente 63 e 45 voti. Era la seconda volta che Nesi partecipava alla finale dello Strega, e la seconda in cui era arrivato primo nella selezione dei finalisti, poi perdendo la finalissima nel 2005.

Storia della mia gente è un breve romanzo autobiografico, che racconta le problematiche che hanno portato alla chiusura di numerose industrie tessili del pratese. Non si tratta di un romanzo di ricostruzione storico-realistica, ma di una sorta di narrazione saggistica accompagnata da accenti elegiaci, i quali conferiscono alla narrazione il loro carattere di sfogo coniugato ad un giusto impegno civile. E questo, senza dubbi, è un merito non da poco per la letteratura, a prescindere dalla condivisione o meno delle idee di Nesi.

La qualità di questo libro consiste, inoltre, in un linguaggio molto fluido, apparentemente semplice, che ha la grazia di riuscire ad estendersi in frasi fluide che spesso non necessitano della punteggiatura. Una tale fluidità prosastica è sostenuta da molte brevi similitudini che ne ravvivano l’espressività e da un sapiente uso delle congiunzioni, probabilmente frutto del suo amore per la letteratura americana e in particolare per David Foster Wallace, autore di cui Nesi tesse speciali lodi.

Lungi dall’incentrarsi sulla situazione del settore tessile di cui è stato un imprenditore, l’autore mette in gioco se stesso, descrivendosi come un figlio di papà che, quindicenne, ha la fortuna di studiare in America durante l’estate, di proseguire questi suoi soggiorni nelle estati successive e d’esser sostenuto dalla famiglia negli studi universitari, senza preoccupazioni se non quelle di un ragazzo di buona famiglia. Questi stacchi sulle proprie passioni musicali e letterarie e la propria visione dell’Italia attraverso i viaggi all’estero fan parte di un atteggiamento autoriflessivo e autocritico che irrobustisce la successiva critica nei confronti di Vincenzo Visco, Francesco Giavazzo e Mario Monti, i quali, a vario titolo, l’autore addita come responsabili d’aver portato e di continuare a portare il sistema Italia, fondato sulle piccole e medie imprese, allo sfacelo.

Di là dalle autocritiche di Nesi quale imprenditore di un’azienda a conduzione familiare di terza generazione, i delusi strali dell’autore vengon scagliati verso le voci rassicuranti sulla globalizzazione e sui benefici che l’Italia avrebbe tratto aprendosi agli scambi commerciali con l’emergente colosso cinese. Nesi definisce tali voci in questi termini: «Un mondo governato dai dogmi e dall’arroganza degli economisti, i quali ogni giorno si lanciavano (e ancora, incredibilmente, si lanciano) a predire il futuro come gli sciamani, o i santoni, o i profeti. Come i veggenti, i cartomanti, gli invasati. Come le streghe, le fattucchiere e gli aruspici, questi signori prevedono il futuro, evidentemente ignoranti dell’antica lezione del Guicciardini che, dalla Firenze del Rinascimento, ammoniva che de’ futuri contingenti non v’è scienza» (p. 134). L’attuale, disastrosa crisi dell’economia globale ha certo messo in cattiva luce i tanti profeti dell’economia, e fu forse più profeta di loro Alfred Nobel a non contemplare nel suo lascito testamentario un premio a questa disciplina che aveva pur avuto illustri teorici ottocenteschi.

Meno convincenti sono due caratteristiche di Storia della mia gente: la mancanza di un ricco intreccio e di un carattere emblematico più vigoroso; alcune leziosità un po’ fuori luogo, come la citazione dal Devoto-Oli: in un’era in cui anche il concetto di enciclopedia proposto da Eco mi sembra da tempo insufficiente a far giustizia ai meccanismi del linguaggio colto dall’orizzonte della singolarità del parlante, il ricorso al dizionario non è una buona mossa per chi intenda mettere in gioco, da grande scrittore, le contraddizioni e le mutazioni di senso insite nelle lingue naturali e potenziate nelle opere letterarie. Nel complesso, mi sembra che Edoardo Nesi abbia molti di quei pregi che, con un approfondimento delle tematiche, si richiedono ad un romanziere di stazza.

[pubblicato in: Notizie in… Controluce, n. XX/8, agosto 2011, p. 20.]