29 settembre 2010

«Nietzsche a Capri» di Luciano Albanese


Friedrich Wilhelm Nietzsche
negli anni Settanta dell'Ottocento
Nietzsche passò tutto l’inverno del 1876-77 a Sorrento, in compagnia di Paul Ree e della sua amica di vecchia data Malwida von Meysenbug, che si era stabilita in questa città fin dal 1862 e presso la quale trovò ospitalità. In questo periodo Nietzsche visitò tutto il territorio circostante, e naturalmente fece anche una escursione a Capri.

Nietzsche aveva allora trentadue anni. Dal 1869 era diventato professore di filologia classica all’Università di Basilea, ed era famoso per la pubblicazione nel 1872 della Nascita della tragedia e per le violente polemiche che l’avevano seguita. Tuttavia a partire dal 1876 le sue condizioni di salute erano peggiorate, al punto che nel 1879 lo spingeranno a lasciare l’insegnamento. Il viaggio a Sorrento e la visita a Capri si situano in un momento critico della vita di Nietzsche, nel quale egli, sostanzialmente, stava prendendo una decisione importante: quella di cessare la sua attività di filologo per diventare un filosofo, ma un filosofo di tipo particolare, in cui la vita, l’azione e il linguaggio del corpo avrebbero costituito il centro e lo stimolo per ogni riflessione.

Il Sud, e in generale l’Oriente, hanno da sempre esercitato una grande attrazione sui tedeschi, e in particolare sugli uomini di cultura. Prima di Nietzsche, Goethe aveva già fatto un viaggio in Italia, e descritto il Meridione con colori così vivi da acuire ulteriormente la voglia di sole e di libertà – diciamo pure di anarchia – di molti intellettuali e filosofi tedeschi, che, insofferenti della rigida educazione protestante sentivano – come diceva il giovane Hegel parlando di Kant – di ‘avere il proprio padrone dentro di sé’, in una parola di essere schiavi di se stessi. In Nietzsche questo stesso desiderio di libertà si sommava e si confondeva con lo spirito di rivolta che permeava le sue riflessioni filosofiche, e che investiva tutta la tradizione filosofica dell’idealismo tedesco, che egli – ultimo erede della Sinistra hegeliana – giudicava un parto del cristianesimo protestante. Già in Feuerbach il ripudio del cristianesimo e della religione monoteistica avevano avuto come effetto inevitabile una crescente simpatia per i culti pagani e il politeismo, nei quali la saldatura fra uomo e natura emerge prepotentemente come il dato primario. Nietzsche – che nella Nascita della tragedia aveva messo al centro delle riflessioni l’importanza del ‘dionisiaco’ e dell’irrazionale nella umana esistenza – sembra attratto, a Capri, soprattutto dal culto che il cristianesimo aveva sempre considerato il suo peggior nemico: il mitraismo, il culto del dio Mithra.

Tale culto, secondo una tradizione interpretativa che Nietzsche evidentemente giudicava attendibile, si svolgeva in quella che gli abitanti di Capri chiamano ancora oggi la ‘Grotta di matrimonio’, ovvero ‘Grotta di Matromania o Matermania’. Tuttavia Nietzsche non leggeva la vicenda di Mithra (di cui peraltro ignoriamo ancora oggi il reale significato) con gli occhi di un archeologo o di un filologo. Agli occhi di Nietzsche, essa diventava una vicenda di carne e sangue, un evento sacrificale nel quale esplodevano antichissimi e incontrollabili istinti ancestrali. I riferimenti alla ‘Grotta di matrimonio’ compaiono nei frammenti della primavera del 1878 (28, nn. 17, 22, 24, 25, 34, 39; vol. IV 4 Nietzsche Werke, hrsg. Von Colli-Montinari; vol. IV 3 dell’ed. italiana).

–    Mitromania. Attendere il bagliore dei primi raggi del sole, e finalmente fissarlo, sfidarlo e vederlo spegnersi.
–    Mithra – Speranza
Follia di Mithra!
–    Grotta di matrimonio, pittura idilliaca dell’inconscio
–    Tiberio: la follia dell’azione. Il suo negativo: la follia della conoscenza
–    Immagina la vita come un festino che abbia il suo punto di partenza in Mitromania.
–    Mithra uccide il toro, sul quale si avventano il serpente e lo scorpione

La grotta ricompare qualche anno più tardi nell’aforisma 55 di Al di là del bene e del male. Nel corso di una riflessione sui sacrifici umani Nietzsche ricorda ‘il sacrificio dell’Imperatore Tiberio nella grotta di Mithra nell’isola di Capri, il più terribile di tutti gli anacronismi romani’.

Vorrei aggiungere, per finire questa breve e suggestiva carrellata dei riferimenti di Nietzsche al culto di Mithra, che echi del culto stesso potrebbero essere, in Così parlò Zaratustra, innanzitutto il nome stesso di Zaratustra-Zoroastro, che le fonti neoplatoniche (Porfirio) collegano strettamente al mitraismo, e secondariamente i due simboli del serpente e del cane, onnipresenti in ogni tauroctonia. Devo precisare tuttavia che è praticamente impossibile fare molta chiarezza su quanto ho detto finora. Tentare di spiegare Mithra con Nietzsche, o inversamente Nietzsche con Mithra, è come fare luce col buio. Nel caso di Mithra, non abbiamo documenti letterari attendibili in grado di decifrare il senso dei dipinti e dei rilievi, cominciando dallo stesso evento centrale, l’uccisione del toro, del quale sono state date nel tempo interpretazioni assolutamente divergenti. L’ultima, in ordine di tempo, quella di Ulansey, lo collega addirittura alla precessione degli equinozi. Nel caso di Nietzsche, è noto che il carattere volutamente aforistico e oscuro dei frammenti e di molte opere filosofiche autorizza da sempre le interpretazioni più disparate. Mi limiterò quindi a fare alcune precisazioni di natura prevalentemente storica e filologica, avanzando quando è opportuno quelle che allo stato attuale restano solo ipotesi interpretative.

Cominciamo dai rapporti fra Mithra e la Campania. Il culto di Mithra in Campania era abbastanza diffuso: oltre ai reperti di Posillipo (la Grotta di Pozzuoli: una tauroctonia visibile al Museo Nazionale di Napoli [inv.6764], Carminiello ai Mannesi e Pizzofalcone, abbiamo il Mitreo di Santa Maria Capua Vetere, con l’importante e bellissimo affresco e le altrettanto importanti scene di iniziazione, e altre attestazioni della presenza del culto mitriaco sono presenti a Calvi (l’antica Cales: tauroctonia in terracotta, Museo di Napoli inv. 6854; una seconda tauroctonia in terracotta, molto particolare, si trova al Museo di Berlino) e a Ischia (vedi la monografia di Vermaseren su Santa Maria Capua Vetere e il volume di Tran Tam Tinh sul culto delle divinità orientali in Campania, entrambi pubblicati nell’EPRO).

Veniamo ora a Capri. La presenza di Mithra a Capri è nota a tutti, al punto che se ne parla anche nel film Totò imperatore di Capri (1949) (sceneggiatori Vittorio Metz, Marcello Marchesi e Luigi Comencini, che era anche il regista), dove fra i meriti di Totò, insieme a quello di portare un serpente intorno al cappello, viene citato soprattutto quello di «avere rinnovato il culto del dio Mithra a Capri». Ma, cinema a parte, è proprio da Capri che proviene un altro rilievo di Mithra tauroctono del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (inv. 6723). Nel suo intervento al Convegno del 3 novembre 2001 sulle presenze orientali nell’antica Capri, organizzato dall’Istituto Universitario Orientale di Napoli, Carmen Simeone ha ricostruito accuratamente la storia di questo rilievo. La notizia più antica sul suo ritrovamento si deve a Luigi Giraldi, che nella sua Descrizione dell’isola di Capri (1775) dice che il rilievo, ritrovato in un vicino vigneto, era collocato presso la Chiesa di San Costanzo. Portato nel Museo borbonico di Portici, il rilievo trovò poi la sua collocazione definitiva nel Museo di Napoli, dove è attualmente visibile. Che la sua collocazione originaria fosse nella Grotta di Matrimonio, e che la grotta stessa fosse un mitreo, è una supposizione del conte della Torre Rezzonico che nella sua Isola di Capri (1794) scrive che si può «senza fallo affermare che il marmo ritrovato a San Costanzo era prima a Matromania, o nel magno antro di Mitra, e tutta la spelonca era tempio disposto». È dunque a partire dalle affermazioni del conte della Torre Rezzonico che alla grotta di Matermania viene assegnato il ruolo, fino a quel momento inedito, di magnum Mithrae antrum e di «luogo naturale» del rilievo di Capri. E siccome le leggende hanno da sempre un potere di penetrazione maggiore delle verità, tale leggenda, attraverso una serie di mediazioni, prime fra tutte le relazioni dei viaggiatori, aveva fatto presa addirittura sul grande Gregorovius, che di fronte alla Grotta di Capri scrive:

Tutto fa pensare che ci si trovi di fronte alla cella di un tempio. Il nome Matromania della grotta, che il popolo con involontaria ironia ha mutato in Matrimonio, come se ivi Tiberio avesse celebrato le sue nozze, è derivato da Magnae Matris Antrum, ovvero Magnum Mithrae Antrum [Ma] si dice che il tempio fosse dedicato a Mithra non solo perché il dio persiano era venerato in quel luogo, ma perché in questa grotta è stato trovato il rilievo, che rappresenta il sacrifico di Mithra […]. Il rilievo mostra Mithra nel costume persiano, inginocchiato sul toro, nel collo del quale egli immerge il coltello sacrificale mentre il serpente, lo scorpione e il cane attaccano il toro. (Figuren, Geschichte, Leben, und Scenerie aus Italien, Leipzig 1856, 360 sgg.)

Come si vede, Gregorovius giudica pienamente attendibile quella che era solo una leggenda sull’origine della grotta e sulla originaria collocazione del rilievo. Ma l’autorità di Gregorovius, che oltretuttutto era anche amico personale di Malwida von Meysenbug, era tale che Nietzsche, quando visitò Capri e la grotta, non poteva avere dubbi sul suo significato. Ma scendiamo nel dettaglio.

Da quanto dice Nietzsche appare evidente che egli identifica Mithra col Sole. Benché questo faccia parte anche oggi della communis opinio, la cosa non è affatto pacifica, perché se da un lato tale identificazione sembra trovare riscontro nel materiale epigrafico, in cui le dediche Deo Soli Invicto Mithrae sono ricorrenti (una, scritta in greco, proviene proprio da Ischia CIMRM I 178), dall’altro Mithra e il Sole sono due personaggi iconograficamente distinti, come risulta dai riquadri laterali delle tauroctonie, e due distinti gradi iniziatici, Eliodromus e Pater, identificati rispettivamente col Sole e con Mithra.

La festa di Mithra e Mitromania. La festa zoroastriana di Mithra era il festival di Mihragan, e si svolgeva in un periodo più o meno corrispondente al nostro autunno. Nel mitraismo romano la festa di Mithra coincideva con quella del Sole invitto, ed era fissata il 25 dicembre, il nostro Natale. Se la Grotta di Matrimonio era un mitreo, come pensa Nietzsche, la festa di Mithra – che in Nietzsche naturalmente ha il significato più generale di ‘festa della vita’ e della gioia di vivere – poteva anche avere luogo lì. In realtà come abbiamo visto non esiste alcuna prova che lo fosse, ma Nietzsche proiettava sulla Grotta di matrimonio la sua voglia di libertà. Non a caso in 28, 33, Nietzsche parla del periodo vissuto a Sorrento come di una liberazione: «A Sorrento ho buttato dietro le spalle nove anni di vischiosità».

Il collegamento tra Mithra e la Speranza non trova riscontri immediati. La Speranza Antica era una divinità della Roma repubblicana, e si trovava nella zona poi occupata dal Circo Variano, nei pressi della Chiesa di S. Croce in Gerusalemme. Un accostamento – solo implicito – tra Mithra e la speranza è reperibile forse nella preghiera di Cascelia Elegans, scolpita su un piccolo basamento ritrovato all’interno del Mitreo di S. Stefano Rotondo a Roma. L’accostamento ha più senso, invece, nella prospettiva della speranza in un ‘ritorno’ di divinità e di forze ancestrali auspicato da Nietzsche, nel quale concetti come «dionisiaco» e «volontà di potenza» tendono ad identificarsi. In questo ritorno le forze dell’inconscio – quello stesso che Freud avrebbe messo al centro delle sue riflessioni – trovavano una rappresentazione ‘idilliaca’, nell’ottica di Nietzsche, proprio nella grotta di Capri.

Nella stessa direzione va il riferimento di Nietzsche alla «follia» di Mithra, che nel materiale letterario ed epigrafico non trova nessun riscontro. Al contrario, Mithra era noto come il «mediatore» (tale è il significato del suo nome), e la filosofia neoplatonica (Porfirio) ne faceva una icona dell’intelletto demiurgico, che è l’antitesi della follia.

La follia di Mithra, nella lettura di Nietzsche, trova corrispondenza immediata nella follia di Tiberio, al quale poi, in Al di là del bene e del male, viene attribuito un sacrificio umano compiuto – come iniziato ai misteri di Mithra – proprio nella Grotta di matrimonio. Naturalmente anche qui la follia di Tiberio – contrapposta, come appare, alla ‘follia della conoscenza’ – ha innanzitutto il significato che si può dedurre dagli orientamenti generali della filosofia di Nietzsche. Per quanto riguarda invece il fondamento storico della notizia, Tacito e Svetonio – le fonti più probabili di Nietzsche – attribuiscono a Tiberio solo ‘follie’ di tipo sessuale (i soliti eccessi attribuiti dagli storici di parte senatoriale e repubblicana a quasi tutti gli imperatori), ma non menzionano nulla del genere, e certamente se la notizia fosse stata vera non se la sarebbero fatta sfuggire. Che Tiberio – come molti imperatori – possa aver avuto simpatie per il mitraismo è comunque possibile, tanto più che tale culto era molto diffuso nell’esercito.

Veniamo ora al presunto sacrificio umano. Anche se esistono notizie di ‘sacrifici di fondazione’ in relazione ad alcuni mitrei (Vermaseren, Mithra, ce dieu mystérieux 137-8), il dato certo è che il mitraismo – come risulta anche dalle pitture del Mitreo di S. Maria Capua Vetere – prevedeva iniziazioni violente e – come ogni culto misterico – una ‘morte rituale’, che ovviamente non era una vera morte. Per quanto riguarda invece l’attribuzione del sacrificio umano a Tiberio, è probabile che qui Nietzsche sia stato tradito dalla memoria, ed abbia attribuito a Tiberio un episodio che invece la Storia Augusta (Vita Commodi 9) attribuisce a Commodo, vale a dire l’uccisione volontaria o involontaria di un adepto nel corso di una sorta di ‘sacra rappresentazione’ nella quale Commodo doveva rievocare, sotto le spoglie di Zeus, il mito dell’uccisione dei giganti anguipedi (una scena molto frequente nei riquadri laterali della tauroctonia).

Di questo episodio o di uno simile, che attribuisce a Tiberio, Nietzsche parla come del ‘più terribile di tutti gli anacronismi romani’. È difficile chiarire il senso di tale espressione. Un anacronismo è letteralmente una cosa pertinente ad un tempo passato vissuta o riproposta come se fosse attuale. Mithra era in realtà una antichissima divinità indo-iranica, di cui si parla nei Veda. Quando il culto di Mithra viene introdotto a Roma (secondo Plutarco dai pirati cilici fatti prigionieri, poi successivamente integrati da Pompeo nel tessuto economico e sociale romano [60 a.C.]) esso aveva già subito profonde trasformazioni, che lo renderanno assimilabile agli altri culti orientali diffusi nell’Impero. Rispetto alle sue origini indo-iraniche, il mitraismo romano può essere considerato un fenomeno ‘moderno’ e in questo senso anche ‘anacronistico’, così come poteva apparire anacronistico l’Impero romano rispetto agli Imperi millenari che lo avevano preceduto. Poiché in Nietzsche, come è noto, la ‘modernità’ inizia con Socrate – difficile per un professore tedesco liberarsi completamente dell’eredità hegeliana – è possibile che egli intendesse dire che per recuperare il vero senso del culto di Mithra fosse necessario tornare alle sue vere fonti, il fiero mondo degli eroi indo-ariani, il modello del superuomo, e quindi risalire indietro di parecchi millenni. Questo spiega forse perché il sorgere del sole di Mithra sembra essere deludente: esso appare un pallido riflesso del ‘vero’ sole, in grado di suscitare solo la ‘speranza’ di un ritorno dell’antica divinità in tutto il suo splendore.

Infine, la breve descrizione del rilievo che Nietzsche, seguendo Gregorovius, ritiene proveniente dalla Grotta. Stranamente egli parla solo del serpente e dello scorpione, dimenticando il cane. La tauroctonia di Capri non ha nulla di rilevante rispetto al modello standard diffuso in tutto l’Impero romano, salvo una particolarità, che si nota anche nel dipinto di Marino: un raggio di sole più lungo degli altri, che va a colpire direttamente Mithra, rivolto come sempre verso il Sole mentre uccide il toro. Tra i due si pone il corvo, sotto la tutela di Mercurio. Franz Cumont, il primo grande studioso del misteri di Mithra, pensava che il corvo fosse il messaggero del Sole, e che il sacrificio del toro avvenisse dietro suo ordine. Il fatto che Mithra sia sempre rivolto verso il Sole potrebbe confermare tale ipotesi, ma, questo non aumenta la nostra comprensione della scena, della quale, come ho detto, sono state date interpretazioni contrastanti.

Torniamo ora alla involontaria protagonista di questa vicenda: la Grotta di matrimonio. ‘Grotta di matrimonio’ è la dizione/spiegazione popolare di ‘Grotta di Matermania o Matromania’ (la variante ‘Mitromania’ sembra comparire solo in Nietzsche), che invece la spiegazione ‘dotta’ collega al culto di Mithra, come abbiamo visto, o a quello della Grande madre Cibele (ovvero successivamente ad entrambi). La relazione di Carmen Simeone, che ho citato, ha chiarito molto bene l’infondatezza della lettura della grotta stessa come luogo di culto di Mithra. Nel corso dello stesso convegno un’altra relazione, quella di Eduardo Federico, aveva chiarito altrettanto bene l’infondatezza del collegamento della grotta al culto di Cibele (a cui accenna anche Gregorovius per poi scartarlo a favore di Mithra), con la differenza che mentre del culto di Mithra a Capri esistono attestazioni, altrettanto non si può dire per quello di Cibele (vedi su questo punto Tran Tam Tinh pp. 94-97). Anche in questo caso bisogna risalire al XVIII secolo e alla Relazione storica di Giuseppe Maria Secondo (1750). La grotta, egli scriveva:

Si chiama corrottamente Matromania dal suo verisimil nome latino di sepolcro o ara Matris Manium, ovvero di tempio Matris Magnae, o sia di Cibele, veggendosi ancora le nicchie, e i segni degli altari.

Tale interpretazione fu accettata soprattutto da viaggiatori inglesi e tedeschi, che descrissero la grotta in questi stessi termini, alternando il nome di Cibele a quello di Mithra. È probabile invece che il toponimo – secondo una ipotesi di Domenico Silvestri ripresa da Eduardo Federico – derivi da un altro toponimo originario Matrumo/Matrimo, da cui sarebbe derivato un aggettivo Matrumaneus/Matrimaneus, da cui le forme locali Matrummanie/Matremmanie. La dizione popolare legge Matremmanie come Matremmònie, cioè come Matrimonio, e di qui il nome popolare della Grotta, che si contrappone al nome ‘dotto’. Se le cose stanno così la dizione popolare avrebbe maggiore fondamento storico di quella dotta, e confermerebbe il noto adagio, vox populi, vox dei.

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[pubblicato in 4 parti in: Notizie in… Controluce, nn. XVIII/11, novembre 2009, p. 16; XVIII/12, dicembre 2009, pp. 15-16; XIX/2, febbraio 2010, p. 16; e XIX/3, marzo 2010, p. 15.]



Bibliografia: 
  • Castone, Conte Carlo della Torre di Rezzonico, Viaggio a Napoli e descrizione dell'Isola di Capri, Franco Di Mauro, Sorrento 1992.
  • Federico, Eduardo, «La "Grande Madre" di Matermania. La leggenda moderna di Cibele a Capri», in Casaburi, Maria e Giancarlo Lacerenza (a cura di), Lo specchio d'Oriente. Eredità afroasiatiche in Capri antica. Atti del Convegno, Capri, 3 novembre 2001.
  • Giraldi, Luigi, Descrizione dell'isola di Capri, Piccolo Parnaso, Napoli 1998.
  • Gregorovius, Ferdinand, Figuren, Geschichte, Leben, und Scenerie aus Italien, Brockhaus, Leipzig 1856.
  • Melberg, Arne, «What Did Nietzsche Do on Capri?». 
  • Nietzsche, Friedrich, Al di là del bene e del male, Adelphi, Milano 1968.
  • –, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano 1976.
  • –, Nascita della tragedia, Adelphi, Milano 1972.
  • –, Nietzsche Werke, vol. IV 4, de Gruyter, Berlin 1969, a cura di Giorgio Colli e Mazzino Montinari; ediz. it. Id., Opere, vol. IV 3, Adelphi, Milano 1966, a cura di Giorgio Colli e Mazzino Montinari.
  • Secondo, Giuseppe Maria, Relazione storica dell'antichità. Rovine, e residui di Capri umiliata al Re da Giuseppe Maria Secondo governatore dell'isola, Napoli 1750.
  • Simeone, Carmen, «Mithra a Capri: realtà antica e dispute moderne», in Casaburi, Maria e Giancarlo Lacerenza (a cura di), Lo specchio d'Oriente. Eredità afroasiatiche in Capri antica. Atti del Convegno, Capri, 3 novembre 2001.
  • Tran Tam Tinh, Vincent, Le culte des divinités orientales en Campante, Brill, Leiden 1972.
  • Vermaseren, Martin (a cura di), CIMRM (Corpus Inscriptionum et Monumentorum Religionis Mithriacae), Voll. I-II, Martinus Nijhoff, the Hague 1956-60.
  • –, Mithra, ce dieu mystérieux, Sequoia, Paris-Bruxelles 1960.
  • –, Mithriaca I. The Mithraeum of S. Maria Capua Vetere, Brill, Leiden 1971.