6 settembre 2010

«L'infanzia riscattata del bardo Dylan Thomas» di Nicola D'Ugo


Dylan Thomas,
Ritratto dell'artista da cucciolo
e altri racconti
,
Einaudi, Torino 1999.
A cura di Ariodante Marianni.
268 pp. EUR 7.75
«E là io mi addormentai sul montagnoso
panciotto di mio zio, e, mentre dormivo,
–Chi va là?– gridò Sentry alla luna che volava.»
Dylan Thomas, «Una storia» (1953)

Di pochi scrittori di questo secolo si sa e si è scritto tanto quanto di Dylan Thomas (Swansea 1914 – New York 1953). Un’attrazione straordinaria ha fatto sì che tutto ciò che lo riguardasse fosse pervaso da un senso di leggenda. Capita così che ogni scrittore aspiri in qualche modo a dire la sua sull’autore, come è evidentemente il mio caso. In altri casi –penso a Bob Dylan– si è preso il nome dell’autore per farne il proprio nome d’arte, o –come è il caso di Dylan Dog– ci si è ispirati per il titolo di un fumetto.

Questo autore lo vorrebbero raccontare in molti. Purtroppo, come nel caso di un ampio articolo di Pietro Citati pubblicato su La Repubblica un paio di anni fa, ognuno descrive il poeta a modo suo, infischiandosi di cosa accadde nella vita di Thomas e nella sua opera. Da un certo punto di vista, questa posizione è legittima, nella misura in cui si vuole sentirsi vivi all’ombra semovente d’uno dei grandi bardi del Novecento, scherzoso e ridanciano e cupo come pochi altri colleghi. Del resto il personaggio pare uscito da un film: povero in canna, ubriacone, donnaiolo, vissuto in uno sperduto paesino gallese di duecento anime e diventato famoso in tutto il mondo.

Noto anzitutto come poeta, Thomas è autore di una serie di racconti vivaci, la cui vena scherzosa assume risvolti teneri e nostalgici. Il suo linguaggio narrativo, attento alla declamazione qual era l’autore, suona corde a mo’ di sfrontato buffone, per indulgere subito dopo, cadenzandola, alla tenerezza di chi, comprendendo il sogno a occhi aperti degli uomini, ne testimonia la fraterna pietà, come nello straordinario racconto "Una storia". Pochi narratori sono stati in grado di trasmettere rabbia, tenerezza, canzonatura e pietà come questo scrittore gallese.

Se le sue poesie sono note per una pesante cupezza, dalla timbrica vibrante e impeccabile e dalla narratività biblica, i racconti rappresentano il luogo d’alleggerimento di quelle situazioni in cui amore e morte sono i due motivi dominanti della tensione poetica. La vita di tutti i giorni diventa il nuovo contesto narrativo, con le piccole città del Galles, le straordinarie colline e i buffi personaggi autoctoni.

Questi racconti palpitano dell’agone caricaturale d’un luogo (il Galles meridionale) in cui i personaggi campagnoli diventano il bestiario di un’umanità tenera e grottesca, circondata dalle ombre e paure infantili del proprio luogo di nascita, quasi un contrappunto all’esperienza natante ed esotica di Joseph Conrad nel «cuore di tenebra» del Congo. Il mondo dell’ignoto, ci dice Thomas, parte da casa propria e dalla propria infanzia, per estendersi nella vita ulteriore, in un universo i cui confini non sono segnati.

Il protagonista è quasi sempre un bambino (Dylan) che vive l’universo regolato dagli adulti quasi in silenzio, piccolo piccolo e curioso di ciò che lo circonda. Thomas, ritraendosi bambino (e lo sappiamo, oltre che dai racconti, dalle tante testimonianze dei suoi compagni di scuola di Swansea), racconta anche le proprie monellerie, conferendo al protagonista delle storie un realismo disincantato che colpisce per la sua schiettezza.

Di fatto, Thomas sdoppia se stesso: le vicende del bambino silenzioso sono raccontate attraverso la loquacità irriverente e canzonatoria dello scrittore adulto, con un procedimento linguistico che mette in risalto come il mondo dell’infanzia sia sopraffatto dalle strutture e dai meccanismi mentali degli adulti. Per affrancare il pensiero dell’infanzia, Thomas ci mette tutta la sua verve di superadulto, ossia di adulto fornito di destrezze espressive e di esperienze conoscitive che sorpassano il linguaggio dell’uomo comune, facendo vivere ai personaggi il contrappasso di canzonature (pur tenere) che riabilitano l’espressività repressa dell’infanzia. I racconti di Dylan Thomas sono stati recentemente riproposti da Einaudi in Ritratto dell’autore da cucciolo e altri racconti.

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[pubblicato in: Notizie in… Controluce, n. VIII/11, novembre 1999, p. 13.]



Bibliografia: 
  • Citati, Pietro, «Delirio perfetto», La Repubblica, 21 febbraio 1997, p. 42.
  • D'Ugo, Nicola, «Poesie e racconti di Dylan Thomas», Avvenimenti, n. IX/49, 25 dicembre 1996, p. 70.
  • Davies, Richard A., «Dylan Thomas's Image of the 'Young Dog' in the Portrait», Anglo-Welsh Review, n. 26, Spring 1977, pp. 68-72.
  • Pratt, Annis, Dylan Thomas' Early Prose: A Study in Creative Mythology, University of Pittsburgh Press, Pittsburgh 1970.
  • Sanesi, Roberto, Dylan Thomas, Garzanti, Milano 1977.
  • Thomas, DylanPoesie e racconti, Einaudi, Torino 1996. A cura di Ariodante Marianni.
  • --, Ritratto del poeta attraverso le lettere, Einaudi, Torino 1970. A cura di Constantine FitzGibbon.
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